KAIMAN KNIFE 

''Da Fratello a Fratello''

COME MUOVERSI

Il footwork è il perno di tutte le discipline da combattimento, esprime l'insieme degli spostamenti da eseguire durante l'ingaggio dell'arma e ha il fine di creare una corretta gestione delle distanze, uscire dalla traiettoria dell'avversario ed essere reattivi in difesa/attacco. 

Prima di passare alla descrizione pratica, distinguiamo le distanze in combattimento:

LUNGA DISTANZA

Va dai 4 a oltre i 5 metri e ci fa avvertire il pericolo imminente, impostare le guardia e prepararci al combattimento. Il KKFS prevede che l'addestramento alle distanze avvenga con i due avversari in posizione spalle contro spalle a distanza variabile e l'arma celata. Al riguardo, dobbiamo fare una piccola precisazione: nella routine di palestra, la prassi vuole che dalla lunghissima distanza ci si prepari allo sparring assumendo una guardia. In uno scontro reale, trovarsi a questa distanza è un privilegio raro: il fighter intenzionato a uccidere deciderà come, quando, dove e con cosa attaccare per colpire di sorpresa. 

MEDIA DISTANZA

Va da sotto i 4 fino ai 2 metri ed è quella in cui ragioniamo e ci spostiamo per affrontare lo scontro vero e proprio. Saper gestire gli spazi in combattimento potrà farci allungare o accorciare questa distanza ma non evitare il combattimento (psicologicamente si dovrà essere pronti ad accettare l'inevitabile). Indipendentemente dallo stile di combattimento adottato il fighter dovrà conoscere:
A) come puntare la linea dell'avversario spostandosi "circolarmente". Noi lo facciamo in maniera quasi simile a quella della boxe: se la minaccia si sposta in senso orario stiamo sulla sua stessa linea, facciamo perno con il piede sinistro e ruotiamo le anche per riposizionarci in controllo; se la minaccia si sposta in senso antiorario stiamo sulla sua stessa linea, facciamo perno con il piede destro e ruotiamo le anche per riposizionarci in controllo (in entrambi i casi le gambe non si incrociano mai);

B) come spostarsi avanti e indietro (avanzando e  indietreggiando) sui colpi dell'avversario, per studiare un contrattacco in anticipo sul tempo. Il KKFS è prevalentemente un sistema "in linea" che funziona sull'accorciare e allungare la media distanza. Il sistema in linea si combina con i movimenti circolari per trovare il giusto timing d'entrata; 

C) come spostarsi a  45° facendo piccoli movimenti laterali che consentiranno di mettere in atto molte delle ''uscite in tempo'' proprie della scherma, far scorrere la minaccia e nello stesso tempo contrattaccare.
A questi passi fondamentali ne vanno combinati altri propri del sistema come quello della "doppia elle" o della camminata laterale.

CORTA DISTANZA

Va sotto i 2 metri fino ad arrivare al contatto corpo a corpo (H2H) e al ground fighting. 
E' una distanza in cui ci troviamo: o dopo aver disarmato l'avversario (per finirlo con stoccate poderose) o dopo che siamo stati disarmati (per cercare di chiudere il braccio armato dell'avversario e ridurre al minimo i movimenti della sua lama). 
Nella realtà è possibile che uno scontro violento con armi da taglio finisca in ground fighting. In questo caso saranno utilissime tecniche derivate dal BJJ. 
Non dimentichiamo che il combattimento con il coltello è una cosa veloce e violenta e che il tutto si riduce in un tempo di pochi secondi.

QUANDO MUOVERCI in ESPOSIZIONE CONTROLLATA

Nel KKFS, il timing d'entrata è tutto! In questa fase subentrano molti aspetti, non solo tecnici ma sopratutto psicologici. Allungare il braccio per colpire un avversario armato di coltello significa esporsi psicologicamente e fisicamente a un contrattacco immediato che potrebbe invalidarci all'istante. Dato che combattere con armi vere non ha nulla a che vedere con i simulacri d'arma, l'aspetto psicologico può essere allenato, in palestra, solo in parte. 

Dobbiamo dunque lavorare sulla consapevolezza del danno arrecato in rapporto al rischio del movimento di una nostra azione. Lo facciamo attraverso il principio "dell'esposizione controllata" del nostro corpo ai colpi dell'avversario: 

A) ci esponiamo quando pronti a colpire solo punti vitali o certamente invalidanti e accettiamo il fatto di poter essere feriti a nostra volta in punti mortali; 

B) studiamo come esporci per raggiungere un bersaglio anatomico mortale, lo colpiamo, ne comprendiamo il danno, gli effetti e i tempi in cui porterà alla morte l'avversario. 

Rendiamo un esempio pratico: un allungo di taglio per cercare di recidere l'arteria femorale, attraverso il muscolo quadricipite, molto grosso e coperto dal vestiario, metterà a repentaglio la nostra vita per un colpo che crediamo erroneamente mortale. La consapevolezza che quell'attacco esporrà la nostra arteria radiale, brachiale e la carotide a fronte di un taglio mai abbastanza forte da recidere vestiario, muscolo e arteria, ci farà scegliere di non esporci in quel modo. Non vogliamo dire che questa tecnica non debba essere mai utilizzata ma far capire che deve essere eseguita con la consapevolezza di un movimento corretto e mortale a fronte del rischio a cui ci esponiamo per attuarlo: nell'esempio precedente, il rischio sarà accettabile a fronte di un colpo sull'arteria femorale con un fendente perforante all'inguine; ci sarà sempre il pericolo di essere feriti mortalmente a nostra volta ma a fronte dell'eliminazione della minaccia! Non dimentichiamo mai che ad ogni nostro attacco ci sarà quasi sicuramente, in contemporanea, un contrattacco dannoso o mortale.

La nostra filosofia di combattimento non prevede il rimanere illesi dallo scontro. Quando si combatte con un soldato addestrato al maneggio del coltello, molto spesso l'esposizione controllata potrà darci un vantaggio competitivo. Questo tipo di esposizione si impara con la tecnica e l'allenamento, va praticato un metodo sulla base della conoscenza dei punti vitali o invalidanti.  Noi non reagiamo alla tecnica avversaria degli ''inviti'': molti combattenti espongono parti vulnerabili del loro corpo per spingere l'attacco su un finto bersaglio mortale e colpire in premeditazione. Noi attacchiamo solo quando siamo "sicuri" di uccidere o invalidare permanentemente ed esponiamo parti del corpo meno dannose per colpirne altre mortali.

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